Non entro nel merito se l’affermazione sia effettivamente stata detta o scritta da Isaac Asimov, anche se ho qualche dubbio in merito. Detto ciò in termini democratici chi decide dove mettere il confine tra ignoranza è cultura? Chi decide se e quanto alzare l’asticella?

Se l’avesse scritta Isaac Asimov che è stato un grande scrittore, questo non avvallerebbe il fatto che la frase, chiunque l’abbia scritta, non sia faziosa o sofistica.

Infatti partendo da un principio valido e comunemente accettato, cioè la “democrazia”, questo viene sofisticamente, quindi in modo apparentemente valido ma logicamente errato, proposta in associazione con la contrapposizione tra ignoranza e cultura.

Mi spiego, il principio che la cultura possa valere più della ignoranza è quasi sempre valido,

  • in un esame,
  • in termini di ottenere una qualifica,
  • in termini meritocratici,

tranne nel caso del suffragio universale che è il fondamento democratico, cioè ciò che definisce CHI eserciterà il mandato popolare di amMINISTRare (ad minitrare = al servizio) il potere legislativo ed esecutivo dello stato.

Pensare o credere o far credere che ci sia una differenza di valore in democrazia, equivale al fatto quindi che in termini di suffragio universale il voto di un colto debba valere più del voto di un ignorante. Dove ignoranza non è assolutamente sinonimo di mancanza di saggezza.

Perché uno può essere ignorante in moltissime questioni specifiche, e allo stesso tempo essere umanamente e emotivamente saggio.

Non è umanamente possibile determinare in termini “democratici” la VALENZA, cioè quale valore debba avere la cultura rispetto l’ignoranza in democrazia, perché il suo principale esercizio ne deriva dal suffragio universale, il voto, che ne è il fondamento e l’origine.

Detto ciò come popolo in modo “SAGGIO” che è diverso da “COLTO” possiamo dire che per proporsi a certe cariche dello Stato sia necessario aver passato determinati esami. Questo lo ritengo saggiamente accettabile, aggiungendo i dovuti contro pesi in termini di bilanciamento del potere (contrapposizione dei poteri) per evitare chiusure o caste di classe.

Cosa vuol dire questo? Che se introduciamo il principio che solo i laureati in giurisprudenza, che abbiano passato l’esame di Stato per diventare avvocati o magistrati o giudici possano diventare Ministri della Giustizia e solo i laureati in medicina con indirizzo legale possano diventare Ministri della Salute, per evitare che questo aspetto crei una casta all’interno della società, è necessario creare un potere di controllo sociale che possa valutare e giudicare l’operato di questi ministri. Altrimenti la deriva “AUTORITARIA” classista aumenta enormemente la probabilità di presentarsi in tutta la sua drammatica e spaventosa deriva morale.